Una grossa novità su Gmail che Google sta presentando in questi minuti: Google Buzz ovvero una sorta di Friendfeed integrato nella posta elettronica di Google.
Domani ne parleranno tutti mentre tra pochi minuti e nei prossimi giorni Buzz sarà disponibile a tutti gli utenti: la prima impressione è che Google invece di spingere su Orkut o fare un nuovo “Facebook” sta riunendo tutti i suoi servizi in uno solo e si è accorto che il social network ce l’ha già in casa ed è Gmail. Perchè non sfruttarlo?
Inoltre, la possibilità di avere le API, l’integrazione di Twitter, Flickr e Google Reader con Buzz e nelle mappe di Google, sul mobile e con Google Apps farà nascere tante novità nel settore pubblicitario. Come dicevo già riguardo il social circle il Google Profile diventerà la homepage fondamentale in cui finiranno tutti i contenuti condivisi, un po’ come succede proprio con Friendfeed.
Ho riscoperto questo pezzo di Renato Zero durante “Nuha o vite di scarto“, uno studio teatrale di Anna Redi. Il pezzo non è niente male e non è per nulla triste, almeno per me.
Ventisette è un numero strano, non sa nè di carne nè di pesce tanto che mi era venuto in mente di fare un post decalogo di quello che ho capito in questi anni e ciò che devo ancora comprendere. Mi è passata la voglia, anche di fare bilanci.
Per vincere il tempo che sfugge in fondo c’è un solo modo ed è quello di vivere.
Ho passato parte della mattinata a rispondere ai messaggi d’auguri su Facebook, via cell, email (per fortuna non c’è stato quasi nessun thread su Friendfeed!) dunque per oggi stacco tutto. Ringrazio gli amici che mi hanno fatto gli auguri e riempito di sorprese inaspettate.
Che cosa triste, una volta c’era il blocco dello scrittore. Aprite un blog, fatevi una web tv vostra, datevi da fare, se potete non fate morire l’informazione e la vostra etica.
Il Times ha pubblicato una lista dei 10 migliori siti web dei musei presenti in tutto il mondo. Nella lista non c’è neanche un museo italiano eppure ne siamo pieni.
Per quanto possano contare le classifiche questa lista ci fa riflettere: quando si parla di strategie del turismo non basta focalizzare l’attenzione solo su Italia.it. Quanti siti web dei musei della tua città conosci ed utilizzi di frequente? Sarebbe interessante fare una lista dei casi peggiori ma anche di quelli meritevoli.
Ti faccio un esempio: nella mia città il sito della Reggia di Caserta è penoso, confrontato con quello di Versailles fa ridere, ne parlavo già circa 2 anni fa e qualche studente (del quale ho perso nome ed email, se mi leggi scrivimi) ha fatto anche una tesi in merito.
Un altro esempio dove migliora leggermente la situazione è quello del sito degli scavi di Pompei ed Ercolano: anche qui però c’è tanta confusione e pressappochismo.
Se ti occupi di turismo o sei un appassionato ti va di collaborare ad un wiki che raccolga i siti web dei musei italiani? Magari c’è già una lista online…
Questa timeline è relativa al 2006, probabilmente da allora non è cambiato molto riguardo il tempo che si spende per valutare le compatibilità di Internet Explorer. A proposito di web design volevo sapere ad oggi come spendi il tuo tempo quando devi realizzare un nuovo layout, un template, devi progettare un sito per un clienti.
Sbatti di più la testa sul CSS, su Javascript, sulle esigenze del cliente, sull’utilizzo degli spazi vuoti?
Avatar ha portato il boom del cinema 3D finora rimasto confinato in Italia a poche sale cinematografiche. E come tutte le cose nuove basta un nulla per far scatenare la psicosi. In questo caso l’attenzione si è posata sugliocchialini 3D e sul rischio di infezione che potrebbero portare a causa del riciclaggio degli stessi.
“L’assenza del rischio di un pericolo grave per i consumatori è garantita da tale marchio” – sottolinea il comitato consumatori. “La Comunita’ europea ha definito una serie di norme sulla sicurezza dei prodotti per tutelare i consumatori, e la commercializzazione e immissione in consumo è consentita solo ai prodotti che rispettano tutti i requisiti normativi“. Non solo. Sempre l’indagine dell’associazione rileva come, nella busta in cui sono contenuti gli occhiali forniti da alcuni importanti catene cinematografiche, si legga chiaramente la scritta ‘Made in China‘ e le avvertenze sui pericoli connessi all’utilizzo degli stessi non siano riportate in lingua italiana.
“Inoltre” – continua il Codacons – “in moltissimi cinema gli occhiali vengono riciclati e passano da uno spettatore all’altro, con rischio elevatissimo legato alla possibilità che attraverso le lacrime cadute sui vetri si trasmettano anche gravi infezioni“.
Oltre a fare le analisi di sicurezza del caso c’è da dire che ci sarebbero un elenco di cose che utilizziamo nella vita quotidiana che sono made in China oppure che vengono riciclate. Perchè le associazioni dei consumatori non pubblicano un bell’elenco con un controllo a tappeto?
Questa potrebbe andare bene per la rubrica “notizie che non lo erano” di Luca.
Ieri su Internet si sono diffuse alcune voci sulla presunta morte di Bill Cosby, magistrale comico americano che molti italiani ricorderanno nella serie tv “I Robinson”.
La notizia è una bufala, ha fatto prima il giro di Twitter poi è stata smentita anche da diversi blog. Lo stesso Cosby ha “dimostrato” proprio su Twitter di essere ancora vivo ed ha poi pubblicato un laconico e pungente post sul suo blog: “that’s another thing dead people don’t say.”
Può essere una ulteriore riflessione sull’affidabilità dei social network: in fondo i social media non esistono o meglio ancora non rappresentano nulla di nuovo. Proprio come le bufale del mondo dell’informazione.