LLOOGG diventerà a pagamento?




LLOOGG è un interessante servizio di statistica per i siti web tutto italiano: ultimamente ha avuto alcuni malfunzionamenti che vengono spiegati insieme al futuro del servizio in questo post. Può essere un buon esempio per chi decide di fare progetti Web in Italia citare cosa ne pensa uno degli sviluppatori di LLOOGG nei commenti al post:

E’ una follia quella a cui ci hanno abituati, che sul web tutto e’ gratis.

E’ una manipolazione del mercato da parte dei big. E grazie a questa manipolazione ti ritrovi senza nessun concorrente di Gmail fatto da una piccola societa’ che ti proporrebbe *davvero* innovazione, tanto per farti un esempio. Il “tutto gratis” e’ una cosa che conviene solo in apparenza, in realta’ mette una serie di applicazioni chiave nelle mani di pochi monopolisti, a discapito dell’utente che non puo’ avere il meglio.

p.s. tra l’altro e’ gratis solo in apparenza. Quasi sempre ci va di mezzo qualcosa, ad esempio la tua privacy per prendere il caso di Gmail, che targhettizza gli adsense che vedi anche *altrove* grazie alla analisi (automatica, per fortuna) della tua posta.

Cioè solo se sei Google puoi permetterti di fornire servizi come Google Analytics gratuitamente?
Probabilmente chiederlo ora che funziona a singhiozzo non è una grande idea ma saresti disposto a pagare qualche soldino all’anno per poter usare un servizio come LLOOGG?

7 Responses to “LLOOGG diventerà a pagamento?”

  1. pluto Says:

    chieder soldi adesso in mezzo alla crisi non e’ una buona idea anche perche le alternative valide sono gratuite

  2. Felter Roberto Says:

    Me lo chiedi proprio ora che mi è stato attivato l’account di beta tester di Wroopra.
    Visto come è Wroopra direi che sarei disposto a pagare Wroopra qualche soldo, esattamente come hanno previsto di fare:
    fino ad un certo numero di rilevazioni/mese è gratis, oltre paghi.
    A questo punto LLoogg non lo pagherei.

  3. Dario Salvelli Says:

    @pluto: Già, vediamo come si evolve!

    @Felter Roberto: A me Woopra non va, sarà momentaneo (o un problema di OpenDNS+TI). Tra l’altro non l’ho ancora provato dunque non ti so dire com’è. Però credo che quella, come fanno in molti, sarebbe una strada perseguibile.

  4. Napolux Says:

    Non è la follia del gratis: quando fa comodo viene tirata fuori sempre la scusa del Google cattivo e monopolista. E’ l’illusione del “parto gratis, poi vediamo, magari mi compra qualcuno o metto un fee” che droga il web.

    Senza un business model solido (o anche solo la garanzia di coprire le spese di hosting con gli adsense) io non aprirei nemmeno il più stupido dei blog.

  5. Ikaro Says:

    Aprire account pro per LLOOGG non è per nulla scandaloso: è normale.
    Semmai parlare di aprire account a pagamento mentre i server cadono di continuo puù essere un pò imprudente.
    Io sto pensando di passare a Woopra perchè non puoi avere un servizio che sta giù per più dio un giorno e non dare comunicazioni

  6. Menelao Says:

    è ridicolo chiedere soldi quando di questi presunti “servizi innovativi” sul web trovi tantissime alternative valide e affidabili, si pecca di arroganza perchè sviluppare certi cgi dovrebbe essere solo il compito di esame di studenti universitari; un conto è usare le nuove tecnologie per dare strumenti utili che ci danno una mano per fare meglio il nostro lavoro magari incrementando il business e un conto è speculare sul quello che non è business vero ma accattonaggio!

  7. LLOOGG: per me non esiste più | Viva Bora Bora Says:

    [...] Dopo parecchi giorni di down più completo senza nemmeno una splash page di spiegazione sono arrivato, via Dario Salvelli, sul blog di Antirez dove si parlava dei disservizi e del futuro di lloogg. Pare che l’unica via d’uscita venuta in mente ai gestori del servizio sia quella di iniziare a far pagare gli utenti al di sopra di un certo traffico, cosa che personalmente non farò mai visto il fatto che non sento la mancanza dell’applicazione e soprattutto perchè non darei mai dei soldi a chi non è stato in grado di gestire in modo trasparente una situazione abbastanza comica. Figuriamoci a vederli gestire un’infrastruttura ben più complessa di un singolo server web, per altro,  in prestito. [...]